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“Siamo memoria e siamo futuro”. Con queste parole, la senatrice a vita Liliana Segre ha sintetizzato la sua testimonianza di fronte al pubblico della Scala di Milano gremita; “Sì, anche io sono stata una clandestina, una richiedente asilo. Lo so come si sta quando le frontiere sono chiuse, ma come faccio a gridarlo a chi erige i muri?” prosegue parlando di quando a otto anni dovette abbandonare la scuola, diventare “clandestina” perché indesiderata e respinta nella sua fuga alla ricerca di un luogo sicuro. Ha raccontato il disprezzo e l’umanità condensati in due episodi: quando nel lager una prigioniera le offrì un minuscolo pezzo di carota come consolazione per la sua pena e, viceversa, quando un uomo svizzero rispedì lei e il padre in Italia dove sarebbero stati catturati e deportati.

Con le parole di questa donna, allora 13enne, che perse tutta la sua famiglia nei campi di sterminio, viene descritta nel dettaglio la realtà che stiamo vivendo ormai da anni e che peggiora costantemente di fronte ai nostri occhi. Realtà fatta spesso di poca conoscenza, disinteresse, noncuranza.

Così diventiamo estranei a ciò che ci circonda, ciò che è lontano e non ci riguarda direttamente, siamo insofferenti, giudicanti senza spesso conoscere le storie o le ragioni profonde. Ogni volta, ogni giorno, perdiamo un pezzetto di umanità. Come se la memoria di ciò che è stato non sia mai monito per cambiare.

Confidiamo che la Giornata della Memoria diventi sempre più uno spunto di riflessione per alimentare la memoria collettiva. Che non si dimentichi ciò che è stato, l’orrore dei nazisti, le foibe, la guerra, il dramma dei migranti, le distruzioni e le perdite conseguenti a terremoti, tsunami o altre calamità naturali. La memoria è la nostra storia, ciò che portiamo con noi, il punto da cui ripartire ogni volta.

Per concludere con Anna Frank: “È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo”.